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Home Storia della cucina ligure Basilico: magia e cucina
Basilico: magia e cucina PDF Stampa E-mail
Scritto da M. Dolcino   
Mercoledì 15 Febbraio 2012 05:29
Quando, nel '300, Genova fu, per brevissimo tempo, sotto la signoria dei Visconti, una grossa imposta venne affibbiata ai nostri avi. Si racconta che fu possibile ottenere un «condono» per la trovata di Francesco Marchesi, che, spedito in fretta a Milano, presentò ai duchi una pianta di basilico. Chiestagli una spiegazione, affermò che i Genovesi dovevano considerarsi come quel vegetale. Il quale, se accarezzato dolcemente, dà piacevole profumo, se ruvidamente stropicciato emana gran puzzo e genera scorpioni... Ancora si riteneva nel passato remoto che se la donna poneva uno stelo di basilico sulla persona, irresistibilmente suscitava amori profondi. E anche, le sue foglie entravano in una quantità di filtri. amatorii e no. Una strana reputazione, ammetterete, prima della definitiva utilizzazione in cucina. A proposito della quale — e non certo in omaggio ai filtri ed alle fatture — consigliamo l'uso del vecchio mortaio, dell'altrettanto vetusto pestello. D'accordo, con il frullatore, il tutto è molto più rapido, ma il risultato non regge il confronto. Le foglie della pianta regale recano delle vescichette contenenti l'olio essenziale: esplodono con i colpi di pestello, sfuggono invece alle lame del frullatore, non sono quindi «sfruttate». Senza contare che pure alla vista il pesto nato elettricamente non è confortante: gonfio d'aria ha piuttosto l'aspetto di un dentifricio alla clorofilla.

Tratto da “Liguria a Tavola” supplemento de Il Lavoro – 1984
Testo di Michelangelo Dolcino







 


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