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Home Storia della cucina ligure Torta Pasqualina
Torta Pasqualina PDF Stampa E-mail
Scritto da M.Dolcino   
Giovedì 16 Febbraio 2012 10:54

Il "clou" del pranzo di Pasqua è incontestabilmente rappresentato dall'apparizione della "Torta Pasqualina". Sempre di bietole - a confusione di molti che equivocano - e mai di carciofi: nel qual caso, e l'affermazione sarebbe piaciuta a Monsieur de La Palice, si tratterebbe di torta di carciofi...

La "pasqualina", dunque, giungeva sulla tavola con la gran cupola delle sfoglie vaporose sovrapposte. Persino trentatrè, si afferma, in omaggio all'età di Cristo. Numero via via ridotto, per la fretta che contraddistingue decisamente la cucina odierna, ma anche - sussurriamo -per la scemata perizia delle nostre cuoche. Anche, si soffiava tra una sfoglia e l'altra, ricorrendo ad una cannuccia, a gonfiare maestosamente la costruzione. Atena - racconta la mitologia - gettò via il flauto, quando constatò in uno specchio d'acqua come lo strumento le deformasse le guance: al contrario, quanto erano graziose le donne di casa impegnate a dare aeree dimensioni alla cupola, nel disinvolto districarsi tra sfoglia e sfoglia...
Sull'orlo - ossia “l’oexin" - l'artefice incideva infine col coltello il monogramma del capofamiglia. Un omaggio, ma anche una cautela d'utilità pratica. Con l'altezza della torta, anche le massaie più riluttanti a ricorrere al pubblico esercizio non potevano servirsi dell'angusta capienza del forno di casa e come raccapezzarsi, l'immediata vigilia di Pasqua, nel nugolo di tegami affidati al fornaio? Perché, naturalmente, in un deprecabile scambio v'era da perdere, l'opera delle altre era sempre giudicata nettamente inferiore.

Ma i mariti avrebbero forse riconosciuto la torta preparata dalle mogli, per le particolari impronte: "E avviene talora che l'occhio indugi su queste impronte e vi trovi il segno di mani conosciute e care come il sigillo messo sulla pasta da amate dita e gli uomini allora sorridono d'intesa da un capo all'altro della tavola alle donne che ieri furono diligenti dinanzi alla madia ed ora seggono liete al convito pasquale"...

Sono parole di Giovanni Ansaldo, che nel 1930 seppe distinguere "Le ventiquattro bellezze della torta Pasqualina" e così scriveva a proposito della dodicesima di esse: "Beati coloro che nella loro infanzia hanno imparato a comprendere cos'è una torta Pasqualina a sedici a diciotto a venti a ventidue sfoglie e fino a ventiquattro sfoglie come noi ne la vedemmo con questi occhi mortali; per essi, la tecnica moderna ha poche seduzioni, per essi, Marconi ed Edison si sforzano invano di creare meraviglie nuove".


Tratto da:
Le ricette liguri per tutte le occasioni

di Esther e Michelangelo Dolcino
Nuova Editrice Genovese  
 


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