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Home Storia della cucina ligure Son qui cotte le panicce...
Son qui cotte le panicce... PDF Stampa E-mail
Scritto da M.Dolcino   
Mercoledì 15 Febbraio 2012 07:56

Un mercato genovese del XVIII secolo è efficacemente descritto dal poeta Steva De Franchi in «Ri sciaratti che sente Madonna Parissoea sciù ra ciassa de Pontexello», ossia «Gli schiamazzi che sente madama Cinciallegra nella piazza di Ponticello», secondo la versione di Mario Boselli dall'aspro dialetto settecentesco. Si vendono tele, stringhe, scope, persino canzonette, ma la maggior parte delle merci tanto chiassosamente esitate è di genere mangereccio. La lattaia offre «latte puro, latte rappreso, cotto e crudo»; la venditrice di castagne lesse assicura che «sembrano palloni. Cioccolato, sfogliatelle. Chi vuole scaldarsene una mano?». Un altro decanta il suo aglio, «per otto soldi cento teste; la fruttivendola, faceta, par che canti: qui si compra la lattughina, il cetriuolo, la radicella, il ramolaccio da affettare (...) Torta calda, è qui pronta, sento che grida il tavernaio. Cipollone da insalata, vende una donna anziana, e sua sorella pere calde, e sua cognata fichi-cuore e frittelle piccanti (...) Una donna strilla (e sembra che stia adirandosi): Son qui cotte le manicce, le ho colate per servirle...».


Tratto da “Liguria a Tavola” supplemento de Il Lavoro – 1984
Testo di Michelangelo Dolcino

 


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