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Home Storia della cucina ligure Olio d'oliva per i Re
Olio d'oliva per i Re PDF Stampa E-mail
Scritto da M.Dolcino   
Mercoledì 15 Febbraio 2012 07:53

Continuiamo — permettendocelo ancora il già trattato tema delle zuppe — ad occuparci delle superstizioni a tavola. Cominciamo, poniamo, dal cattivo augurio attribuito al versare sale. Primo per importanza fra tutti i condimenti, fu sempre considerato depositario di particolare virtù. Nel modo classico, in particolare come simbolo d'amicizia, era offerto prima d'ogni altra cosa agli ospiti; «il meccanismo che agisce sulla superstizione — ha scritto Moscati — è dunque quello dell'analogia: il simile chiama il simile, sicché la perdita di un alimento prezioso chiama la sventura». Per altri, invece, a spiegare l'infausto augurio ci si collega al fatto che un tempo sulle città nemiche distrutte si spargeva appunto il sale, a simboleggiare la sterilità che doveva da quel momento caratterizzare la zona: versarne, quindi, richiama alla mente tale pratica. D'altro canto, il sale rientrava nei riti sacrificali degli Ebrei, dei Greci, dei Romani; e nella Chiesa cristiana veniva impiegato — sino al 1970, nel Battesimo, e ancor oggi rientra nella preparazione dell'acqua benedetta. Per questo metteva in fuga le streghe; che era possibile riconoscerei anzi, per la loro abitudine di mangiare scipito ogni cibo. Ma per altri ancora, e più prosaicamente, a suscitare al suo spreco un senso di sventura imminente sarebbe stato soltanto l'alto prezzo che lo caratterizzava in passato: ancor oggi sono rimaste al proposito espressioni quali «conto salato», o «cào comme o sa», caro come il sale... Comunque, rovesciato il sale non è difficile neutralizzare il maleficio: sarà sufficiente gettarne un pizzico dietro la spalla sinistra. Ossia, porre simbolicamente gli ostacoli dietro di noi, sgomberarci la strada.

Analoga e altrettanto antica è la credenza che sia di particolare malaugurio versare olio d'oliva: in particolare, comporterebbe prossima povertà. Lo spargerne assumeva quasi valore di sacrilegio, dati i caratteri dell'olio stesso, considerato nella Bibbia — ricorrendo ancora al Moscati — «di volta in volta segno di prosperità, di offerta, di devozione, di consacrazione». Con l'olio, ad esempio, venivano consacrati i re. a partire da quelli dell'antica Israele; e con olio, ancora, i sacerdoti procedono all'estrema unzione

Curiosamente, invece, versare vino sulla tavola porta fortuna. Gli specialisti hanno una spiegazione pronta anche per questo: si tratta di un mezzo inconscio per rendere ben accetto un fatto di per sé spiacevole, quale non poter bere quello stesso vino, magari ottimo, macchiare la tovaglia, gli abiti eccetera. Qualcosa di analogo, insomma, al consolatorio «sposa bagnata, sposa fortunata», o all'assicurazione che avete di certo prenotato una buona porzione di fortuna soltanto per aver abbondantemente, calpestato, sul marcipiede, il regaietto d'un cane.
Ma tornando al vino, badate di afferrare la bottiglia per il collo  al momento ili mescere, e non per il fondo: in quest'ultimo modo gli "amici" furono serviti da Giuda      ancora lui! — nella Cena del suo tradimento   . E badate agli anelli che si possono formare proprio nel collo della bottiglia, dopo aver versato parte del contenuto.  Ne appare uno? Si avrà una visita. L'anello dura a lungo, prima di dissolversi? La visita si protrarrà parecchio. Gli anelli sono più di uno? Le visite saranno ripetute.

Ancora, se si beve prima che nel bicchiere scompaia la spuma, ci si sposerà entro l'anno, in altre regioni. invece — e i maligni sostengono che si tratta di concetto assolutamente opposto — si afferma che si diventerà più furbi. Ma se qualcuno — o qualcuna — davvero desidera sposarsi, non sieda per un pranzo all'angolo della tavola: nella via rimarrebbe sconsolatamente solo. E neppure, quando in un banchetto sono state accostate più tavole, tolleri una gamba di queste fra le proprie...


Tratto da “Liguria a Tavola” supplemento de Il Lavoro – 1984
Testo di Michelangelo Dolcino

 


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